[Recensione] The Art of Jedi – Fallen Order

Summary
The Art of Star Wars: Jedi Fallen Order è veramente un libro di pregio consigliato vivamente a tutti, non solo perciò ai giocatori che hanno apprezzato il videogioco targato Respawn Entertainment ma anche a chi semplicemente ama l’arte visiva di Star Wars in generale ed è assetato di conoscenza della mitologia e del background di Star Wars, veri punti di forza della saga.
Good
  • Sinergia Respawn Entertainment – Lucasfilm
  • Artwork pregevoli
  • Elementi Canon
  • Edizione di qualità
Bad
  • Mancanza di un vero e proprio “Making Of”
  • Artwork statici per i personaggi
8.7
Buono
Contenuti - 8.5
Edizione - 9.5
Sensazioni - 8

The Art of Star Wars: Jedi – Fallen Order è un volume di notevole pregio che cattura lo sviluppo creativo della recentissima aggiunta interattiva e canonica all’universo Star Wars targata Respawn Entertainment. Con dettagliatissimi concept art di personaggi completamente nuovi, armi ed equipaggiamenti entusiasmanti, e ambientazioni sia familiari che inedite, questo tomo offre uno sguardo al dietro le quinte della produzione di un videogioco già divenuto di successo. Accompagnato dai commenti intimi degli artisti, il lettore è guidato attraverso la creazione artistica dell’odissea di Cal Kestis che, per rifondare l’Ordine Jedi mentre apprende le vie della Forza, viaggia verso mondi esotici e combatte tirannici nemici. Abbiamo già scritto un approfondimento sulla lore di Jedi: Fallen Order, lo trovate QUI.

The Art of Star Wars: Jedi Fallen Order

  • Titolo: The Art of Star Wars: Jedi – Fallen Order
  • Data di uscita: 19 Novembre 2019
  • Edito da: Dark Horse
  • Edizione: Copertina Rigida, 240 pagine
  • Prezzo:€ 29,52

Contenuti

Personaggi

Il volume si apre con la presentazione dei personaggi principali presenti nel videogioco, con due capitoli dedicati rispettivamente agli eroi e agli antagonisti. I nostri eroi vengono descritti come imperfetti e indisciplinati, segnati nel profondo dai fallimenti passati e lenti nel fidarsi l’uno con l’altro. Nonostante queste difficoltà insistono nella loro cerca e arrivano a comprendere che collaborare insieme è la loro unica chance di sopravvivenza e che imparare dagli errori del passato può essere l’ingrediente chiave per il successo nell’impresa di restaurare l’ormai defunto Ordine Jedi.

Passando alle scelte di design, scopriamo che il look del protagonista Cal Kestis, un padawan sopravvissuto all’ordine 66 che ha vissuto nascondendosi in un campo di lavoro sul pianeta Bracca, inizialmente era stato pensato in stile ronin con il volto coperto per poi evolvere velocemente verso il definitivo aspetto che fonde abbigliamento da lavoro con quello da esploratore, con il ricorso al poncho per richiamare la silhouette della tunica Jedi, non certo indossabile nel periodo post purga. Cal indossa inoltre una sorta di zaino retrofittato come trasporto-caricatore per BD-1, l’inseparabile droide che ha bisogno di Cal per ricaricarsi, così come Cal ha bisogno di BD-1 per trovare la sua strada nella galassia. Simpatico è scoprire che l’aspetto e il carattere del droide sono frutto di un mix tra le proporzioni testa-corpo e la posa bipede di un uccello combinate con la lealtà e l’affettuosità di un cane.

 

A guidare l’impresa disperata per la ricostruzione dell’ordine Jedi è Cere Junda, Jedi sopravvissuta anch’essa all’ordine 66 ma non senza conseguenze. Le torture subite ad opera dell’Impero, che inizialmente avrebbero dovuto essere rappresentate anche attraverso ferite fisiche debilitanti e cicatrici, hanno portato Cere ad una crisi profonda in sé stessa e nella Forza, aspetto che si può riscontrare anche nel look e nell’uso del blaster come arma al posto della spada laser. Nonostante il trauma Cere comunque è concentrata nel costruire un futuro migliore, con la presa di coscienza che l’Ordine fosse imperfetto e incatenato dalla tradizione dogmatica. L’analisi si sposta poi a Greez Dritus, l’alieno a quattro braccia (pianeta d’origine: Lateron) capitano della nave-base dei protagonisti, il lussurioso yacht Latero Spaceworks S-161 “Stinger” XL, meglio conosciuto come Stinger Mantis (al cui design hanno contribuito direttamente Dough Chiang e Ryan Church dal Lucasfilm Art Department). È curioso come il ruolo di Greez, che è quello del “tipo strano” che mantiene la conversazione a bordo della Mantis concreta e non troppo concentrata sulla “roba da Jedi”, sia ispirato equamente alle interpretazioni degli attori Ernest Borgnine (1997: Fuga da New York) e Don Knotts (Tre Cuori in Affitto).

 

Per quanto riguarda i cattivi invece, si fa esplicito riferimento al fatto che i personaggi imperiali, le unità e i veicoli in Fallen Order sfruttino una combinazione tra vecchio e nuovo: accanto alle iconiche minace come gli Stormtrooper e i TIE fighter troviamo infatti nuove varianti di AT-AT e scout trooper, flame trooper ed heavy assault trooper, per arrivare poi a nemici addestrati specificatamente per dare la caccia ai Jedi sopravissuti e ai Force users come gli Inquisitori e i Purge Troopers, con questi ultimi dotati di armature “spada laser-resistenti”. Gli antagonisti principali sono ovviamente gli Inquisitori, nelle figure della Nona Sorella e della Seconda Sorella, con cui Cal dovrà vedersela più volte nel corso del gioco. Come sappiamo, il personaggio della Nona Sorella è basato su un character design già esistente apparso nei fumetti Marvel: nel trafiletto a lei dedicato viene descritta perciò la necessità di adattare il look al livello dei dettagli e fedeltà che contraddistingue il videogioco contemporaneamente agli sforzi di renderla riconoscibile, come ad esempio il ricorso ai paraspalle alzati, il visore rosso, le tre strisce sul petto e la forma della “gonna”.

Passando poi alla nemica ricorrente nel gioco, la Seconda Sorella, scopriamo invece che è stato un personaggio interamente progettato e sviluppato per Jedi Fallen Order ma che ha avuto un piccolo cameo antecedente all’uscita del videogioco nel fumetto Darth Vader (2017) numero 19. Il suo look è ispirato agli schermidori e ai cavalieri medievali mentre il suo carattere è pensato per apparire calmo e composto, per poi inferire attacchi rapidi e senza pietà. Curioso apprendere che l’idea iniziale per l’antagonista principale non prevedesse il ricorso ad un Inquisitore ma semplicemente ad un personaggio dal volto coperto da maschera o cappuccio che utilizzasse il lato oscuro, la manipolazione e l’inganno per confondere i nemici: il suo nome sarebbe stato Mag Zaroff e molti aspetti del suo design sono confluiti infine in quello di Merrin.

 

Nuovi Pianeti

Dopo la presentazione di eroi e malvagi, i capitoli successivi del libro illustrano i design delle ambientazioni che il giocatore esplorerà nel corso del gioco. Si parte dal pianeta dove hanno inizio le avventure di Cal, ovvero Bracca, il cui design è pensato per mettere subito in chiaro la timeline in cui si inserisce la vicenda narrata.
Bracca è infatti un pianeta discarica dove opera la Scrapper Guild (che ritroveremo decenni dopo anche nel romanzo Resistance Reborn), organizzazione che smantella i relitti di astronavi dismesse per recuperare i componenti e foraggiare la macchina da guerra imperiale: nei vari landscape riprodotti nelle pagine del libro sono riconoscibili infatti molti relitti di navi Separatiste e di Star Destroyer classe Venator, simboli della Repubblica e rimpiazzati dagli Star Destroyer classe Victory e classe Imperial.
L’assedio imperiale del pianeta è fortemente percepibile dalla massiccia presenza di truppe, droidi sonda Viper ed AT-ST a sorvegliare i campi di lavoro, all’interno dei quali lavorano droidi ed operai organizzati in vari ranghi in base ai livelli di sicurezza in cui operano, e tra le cui fila vive nascosto il protagonista dopo la rocambolesca fuga dall’ordine 66. Molto carina poi la presentazione del cosiddetto Ibdis Maw (anch’esso nominato in Resistance Reborn), superorganismo con sistema digestivo localizzato centinaia di metri al di sotto della superfice del pianeta che viene descritto come il cugino gigantesco del Sarlacc: le numerose e mostruose fauci di tale essere che affiorano in diverse parti del pianeta infatti fungono da discarica dove riversare i rottami e gli scarti delle astronavi. Sarà proprio un incidente di lavoro al di sopra di una delle fauci del mostro che costringerà Cal Kestis ad uscire allo scoperto e ricorrere alla Forza per salvare il suo collega Abednedo ed amico Prauf, attirando perciò l’attenzione degli Inquisitori.

 

Il pianeta successivo che viene presentato è Bogano, che nel suo aspetto rappresenta, nell’intenzione degli sviluppatori, il richiamo all’avventura e il senso di meraviglia dell’esplorazione: l’orizzonte piatto senza fine e il terreno pieno di crateri e dirupi offrono infatti infinite possibilità di perlustrazione e ricerca dei segreti archeologici studiati dal maestro Jedi Eno Cordova, che sul pianeta ha basato il suo laboratorio. Su questo pianeta veniamo a scoprire infatti della misteriosa civiltà perduta Zeffo, allo studio della quale Cordova (la cui allieva padawan fu proprio Cere Junda) ha dedicato l’intera vita.  Molto bella infine la carrellata dei design della fauna aliena di Bogano e del loro sviluppo: Bogling, Splox, Bog Rat, Oggdo (pensato come un incrocio tra rana e coccodrillo), Binog, Zaur.

 

Si passa poi a presentare Zeffo, pianeta che nasconde un’infinità di tombe sotterranee e rovine costruite dalla civiltà affine alla Forza Zeffo (molto bello il look degli Zeffo) prima della sua improvvisa dipartita. Questi vasti complessi contengono misteri esoterici e meraviglie tecnologiche che rappresentano un qualcosa di mai visto prima all’interno della galassia di Star Wars: non è un caso infatti che il pianeta fu sede di una piccola e pacifica comunità di ricerca archeologica durante il periodo della Repubblica che fu poi distrutta e deportata durante l’occupazione dell’Impero, il quale ha dato vita alla propria operazione archeologica denominata Project Auger. Questa operazione, con scavi atti a ricercare qualsiasi artefatto di valore lasciato dalla civiltà che un tempo viveva lì, è solo una piccola parte dello sforzo imperiale a livello galattico di accumulare conoscenza storica in modo da saziare la fame senza limiti di potere e controllo dell’Imperatore. Tra le tombe che il protagonista è chiamato ad esplorare ci sono la Tomba di Eilram e la Tomba di Miktrull, dedicate a due dei grandi saggi Zeffo. Nella prima è possibile ritrovare nell’architettura l’ammirazione della cultura Zeffo per la natura e in particolare per l’Origin Tree di Kashyyyk, mentre nella seconda si nota il passaggio verso il potere e la conseguente corruzione e decadenza: le decorazioni organiche mutano infatti verso motivi rigidi e ordinati, con la presenza di veri e propri spazi centrati verso l’idolatria dei saggi e le loro proiezioni di potere. A guardia dei templi troviamo i Tomb Guardian (anch’essi, come Cordova e Junda, comparsi nei fumetti Star Wars: Jedi Fallen Order – Dark Temple), che vengono definiti dagli sviluppatori i nemici più stimolanti da disegnare e da implementare nel gameplay: nell’aspetto infatti evocano gli antichi Zeffo e presentano una tecnologia perduta inusuale nell’universo di Star Wars, ovvero la presenza di una cella energetica nel petto da estrarre usando la Forza e la possibilità di lanciare un potente raggio energetico verso il giocatore. Simpatica anche stavolta la descrizione della fauna locale: Scazz, Phillak, Jotaz, Skungus.

 

Ambientazioni familiari

Durante la missione Cal dovrà visitare anche pianeti che già conosciamo nell’universo Starwarsiano: Kashyyyk, Dathomir e Ilum. Gli sviluppatori si dichiarano onorati di esplorare l’occupazione imperiale di Kashyyyk, storia esistita nella lore di Star Wars per decenni e che in Jedi Fallen Order viene ampliata grazie al Project Siphon. Tale operazione, chiaro esempio dei metodi rapaci e distruttivi dell’Impero, era focalizzata all’estrazione e alla trasformazione delle risorse naturali di Kashyyyk in materiali critici per la macchina da guerra galattica dell’Imperatore. La linfa drenata dagli alberi Wroshyr, raffinata e processata, diventa infatti un versatile (sebbene altamente esplosivo) composto liquido sfruttato in una varietà di progetti militari imperiali. L’ambiente di Kashyyyk garantisce poi gli artwork più belli, soprattutto con il sacro Origin Tree, che veniva scalato dai guerrieri Wookiee come rito di passaggio per dimostrare il proprio coraggio e la propria devozione alla comunità. Come facile immaginare, ancor più variegata è la descrizione della flora e della fauna locale: Shyyyo (gigantesca creatura alata ritenuta il guardiano dell’Origin Tree), Flame Beetle, Wyyyschokk (ripreso ed adattato dal Legends), Slyyyg, Saava, Jaw Plant.

 

Passando al capitolo dedicato a Dathomir, il pianeta presenta un’ambientazione oscura e decadente completamente diversa dalle verdeggianti foreste di Kashyyyk e dai picchi spazzati dal vento di Zeffo. Come novità introdotta rispetto a quanto già conosciuto, sul pianeta è presente la Tomba di Kujet, il terzo dei tre grandi saggi Zeffo. Tale tempio rappresenta un’ode alla conquista di Kujet della galassia e l’architettura racconta perfettamente il suo brutale regno tirannico su tutte le razze (vedasi l’immagine in copertina del libro): per il linguaggio visuale del tempio gli artisti si sono ispirati infatti alle statue Brutaliste, ai murali in stile Rodin e alle pareti angolari reminiscenti dell’antico Egitto. Apprendiamo poi che Kujet considerava se stesso come la “parola finale” per gli Zeffo suoi adepti, i quali venivano visti come sua proprietà piuttosto che suoi eguali, e quindi alla sua morte, in analogia alla pratica vichinga di uccidere gli schiavi affinché continuassero a servire il padrone anche dopo la sua morte, fece seppellire con sé tutti i suoi sottomessi. Ovviamente su Dathomir ritroviamo poi anche elementi classici già visti in Star Wars nei prodotti precedenti, come i Nightbrothers, i quali dopo il massacro delle Sorelle della Notte ad opera di Grievous durante le Guerre dei Cloni hanno giurato fedeltà al misterioso Taron Malicos, altro Jedi scampato all’ordine 66 che su Dathomir è stato corrotto dalla ricerca di potere e che governa ciò che resta del popolo di Dathomir con la forza e la paura. Altri elementi che ritornano sono gli zombie delle Sorelle della Notte animati dalla magia dell’unica strega sopravvissuta al massacro, ovvero Merrin, la quale inizialmente si presenta come antagonista di Cal (ritenendo i Jedi responsabili dello sterminio della sua gente) ma che finisce ad aiutarlo contro Malicos e poi si unisce alla ciurma di eroi. Questo passaggio è sottolineato anche nel cambio di look da incappucciato a scoperto per ribadire la sua dipartita dalle radici Dathomiriane lasciandosi il passato alle spalle per unirsi al gruppo. Anche in questo caso è dato ampio spazio ai concept delle creature come Lesser Nydak e Gorgara The Chirodactyl (ispirato a pipistrello e gufo, con la possibilità di volare, camminare ed essere cavalcato).

 

Venendo infine ad Ilum, pianeta una volta sacro ai Jedi, vengono illustrati il Tempio e le Caverne dei Cristalli, con piccoli accenni all’occupazione imperiale (Ilum = futura Base Starkiller?). Interessante la necessità di incorporare elementi visivi e layouts precedentemente già stabiliti in The Clone Wars con un gameplay accattivante risolta introducendo accenni di fonti di calore geotermale.

 

Non finisce qui

Contrabbandieri, sindacati criminali, gangsters, cacciatori di taglie, e altri membri del sottobosco criminale sono parte di Star Wars tanto quanto i Jedi o gli Stormtroopers, perciò non poteva assolutamente mancare nel gioco questo lato squallido della galassia, rappresentato in Jedi Fallen Order dalla Haxion Brood. Questo sindacato criminale dell’Orlo Esterno guidato dall’Umbariano Sorc Tormo è specializzato in compravendita di schiavi e arene di combattimento clandestine, come quella ricavata tra gli asteroidi nella stazione spaziale-prigione di Ordo Eris dalla quale gli incontri vengono trasmessi in broadcast in tutta la galassia. Marchio di fabbrica e simbolo di impegno e lealtà degli affiliati alla gang è l’impiantazione cibernetica di arti robotici e sensori cannibalizzati dai droidi rubati.

Molto gradita è poi la presenza di un breve capitolo dedicato all’Ordine 66, con la descrizione di un giovane Cal come padawan dal talento estremamente precoce, grande promessa nell’uso della spada laser e raramente messo in difficoltà dagli addestramenti. Questa sua capacità di sperimentare raramente il fallimento fu identificata come sua debolezza (se ne accorgerà a sue spese proprio allo scoppiare dell’Ordine 66) e per questo fu assegnato alla rigida disciplina del maestro Jedi di razza Lasat Jaro Tapal. Scopriamo inoltre i nomi dello Star Destroyer classe Venator e del battaglione di truppe cloni assegnati al comando del generale Jedi Jaro Tapal per la difesa del sistema di Bracca dai ripetuti attacchi Separatisti: Albedo Brave e 13th “Iron” Battalion.

Trova infine spazio un capitolo dedicato al Fortress Inquisitorius, base segreta degli Inquisitori e location che più di ogni altra ha subito modifiche nel corso del processo di progettazione: si è passati da una base spaziale capace di salti in iperspazio, a una base localizzata su un asteroide, ad una nascosta in una nebula o gigante gassoso. Per rappresentare un luogo che esiste soprattutto negli incubi e nelle leggende oscure, ovvero il posto dove i Jedi e gli altri sensibili alla Forza venivano torturati dall’Impero fino alla morte, è stato deciso infine di optare per una base sottomarina su Nur, luna acquatica del sistema di Mustafar, cosicché Darth Vader potesse mantenere gli Inquisitori e le loro vittime sotto il suo stretto controllo. Anche dal punto di vista architettonico è chiara l’ispirazione all’aspetto gotico della fortezza di Vader. Al centro della fortezza si trova ovviamente la sala delle torture, con una macchina delle torture che richiama quelle utilizzate su Han Solo ne L’Impero Colpisce Ancora, su Rey ne Il Risveglio della Forza e su Kanan in Rebels. Curioso infine come in un artwork dedicato a Darth Vader compaia anche l’Imperatore: che dovesse essere presente anche il suo personaggio nel videogioco?

Cosa mi è piaciuto

Sinergia Respawn Entertainment – Lucasfilm

All’inizio del libro è presente una bellissima introduzione ad opera del Lead Concept Artist per Fallen Order Jordan Lamarre-Wan. In essa viene a galla tutto l’onore che gli artisti di Respawn hanno avuto a lavorare su un franchise così ricco di legacy e di significato come Star Wars e come si siano approcciati ad esso in modo reverenziale prendendo ispirazione dagli stessi elementi cardini che hanno aiutato George Lucas: l’idea del viaggio dell’eroe di Joseph Campbell (pensate all’avventura di Cal Kestis e ritroverete tutti gli elementi principali) e il linguaggio visuale di Ralph Mcquarrie. Proseguendo nell’introduzione (ma anche nel resto del libro) si evince poi lo stretto rapporto di collaborazione che tutto il team di sviluppo ha avuto con il dipartimento Lucasfilm, che ha portato alla realizzazione di un prodotto coerente e inserito perfettamente sotto ogni punto di vista nella galassia di Star Wars. Molto belle le immagini che ritraggono l’intero team di sviluppo Respawn dedicato a Jedi Fallen Order (oltre 140 artisti!) e quello Lucasfilm, dove si riconoscono le figure di Dough Chiang, Pablo Hidalgo, Matt Martin e Leland Chee.

Artwork pregevoli

Le immagini e i concept sono veramente belli, soprattutto quelli dedicati ai paesaggi esotici dei vari pianeti. Per chi ama l’aspetto visuale di Star Wars, questo libro è una manna dal cielo.

Elementi canonici

Oltre alla possibilità di ammirare artwork di alto livello, The Art of Star Wars: Jedi Fallen Order offre l’occasione di scoprire elementi canonici introdotti nel videogioco che vanno ad ampliare il background della galassia lontana lontana e alcune delle ragioni che stanno dietro a particolari scelte. Chiari esempi sono la civiltà Zeffo e i progetti imperiali Auger e Siphon.

Diversi concept scartati

Oltre ai concept che ritroviamo nel gioco, è presente anche un capitolo con i concept scartati dove scopriamo l’idea iniziale di avere un protagonista più attempato e diversi tipi di antagonisti, come la già citata Mag Zaroff e l’inquietante idea per un Inquisitore Quarren.

Edizione

The Art of Star Wars: Jedi Fallen Order si presenta in una edizione in copertina rigida veramente di pregio, così come è di pregio la qualità della carta e delle immagini. È presente anche una edizione Deluxe del libro con custodia rigida ed esclusiva litografia, ma personalmente ritengo che l’edizione base, oggetto di questa recensione, non abbia niente da invidiare a quella limitata. L’augurio è che tale qualità si ripeta anche per il The Art of Star Wars Rebels previsto in uscita a Marzo 2020, sempre targato Dark Horse.

Cosa non mi è piaciuto

Premetto che quelle che seguono non sono vere e proprie critiche, piuttosto delle aspettative non rispettate che comunque non inficiano minimamente nel gradimento del prodotto.

Mancanza di un vero e proprio Making of

Sono consapevole che all’interno dei contenuti bonus del videogioco sono presenti diversi filmati-documentario sulla realizzazione di Jedi Fallen Order, sia dal punto di vista della storia narrata che del design, però trovo che questo libro fosse l’occasione non solo per presentare gli artwork ma anche per avere una cronaca dettagliata del dietro le quinte, così come era stato per gli altri libri dedicati ai videogiochi come The Art and Making of Star Wars: The Force Unleashed (2008) e The Art and Making Of Star Wars: The Old Republic (2011). È vero che si tratta di un Art of ma le didascalie di spiegazione a corredo delle immagini sono veramente molto risicate e limitate all’essenziale.

Artwork statici per i personaggi

È un peccato che la maggioranza dei concept per i personaggi riguardi esclusivamente i costumi o l’aspetto: personalmente avrei preferito fossero accompagnati da molti più artwork che vedessero eroi e malvagi in azione.

Commento finale

The Art of Star Wars: Jedi Fallen Order è veramente un libro di pregio che consiglio vivamente a tutti, non solo perciò ai giocatori che hanno apprezzato il videogioco ma anche a chi, come me, non è un giocatore ma ama l’arte visiva di Star Wars in generale ed è assetato di conoscenza della mitologia e del background di Star Wars, veri punti di forza della saga.

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Laureato in Ingegneria Meccanica presso l’Università di Pisa, sono appassionato di Star Wars da quando ho memoria. Assetato soprattutto dei segreti del mondo del dietro le quinte e dei processi creativi che hanno reso immortale la saga, spero di aiutare Star Wars Libri & Comics a stimolare quanti più lettori nella scoperta a tutto tondo della nostra amata galassia lontana lontana.

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