Star Wars: Resistance Stagione 2, la recensione

Molto si è parlato di Star Wars: Resistance, la cui seconda stagione è arrivata completa su Disney+ italiano nel corso di maggio 2020, dopo che la prima parte era stata trasmessa sul canale satellitare Disney XD, una volta disponibile tramite Sky, nei mesi precedenti.
Ambientata nel 34 e 35 ABY, il colpo di scena finale della prima stagione vedeva le vicende svolgersi in contemporanea con gli eventi de Il Risveglio della Forza, in particolare la distruzione del sistema di Hosnian da parte della Base Starkiller.
Le diciannove puntate della stagione successiva si svolgono dunque quindi tra Episodio VIII e IX, mentre la Resistenza è impegnata nella propria ricostruzione, come narrato in pubblicazioni come Resistance Reborn, Galaxy’s Edge – Black Spire e Spark of the Resistance.
L’animazione in computer grafica caratteristica della serie riprende molti elementi tipici dello stile anime, permettendo alla serie di avere una chiara identità propria, risultando appunto assai differente da The Clone Wars e Rebels.
Il target di pubblico risulta inferiore rispetto alle due precedenti serie animate, senza per questo comunque precludere la visione ai fan di vecchia data.

Resistance stagione 2 poster

“Abbiamo provato con grande impegno a salvare tutti, ma ci sono sempre delle perdite in guerra.
Ma falliamo davvero solo quando perdiamo la speranza.”
– Venisa Doza, agli Assi

Cosa mi è piaciuto

Colorato e divertente

La caratteristiche vincenti della prima stagione sono state sicuramente il tono molto leggero, unito ad uno stile visivo piacevolmente vivace e colorato.
L’abbondanza di colori caldi dei personaggi e dei velivoli degli Assi, in contrasto con la sterminata distesa marina del pianeta Castilon dove hanno luogo le puntate, hanno permesso di creare qualcosa di visivamente accattivante.
Nella seconda stagione di Resistance, invece, Castilon viene in larga parte sostituito dai variegati mondi nei quali i piloti del Colosso sono costretti a recarsi al fine di recuperare le risorse necessarie alla sopravvivenza.
La possibilità di presentare tante differenti ambientazioni, in congiunzione appunto con il particolare stile grafico, permette a Resistance di essere una vera e propria gioia per gli occhi.
Il tono leggero e mai troppo serioso delle vicende, inoltre, permette una visione non impegnata da parte dello spettatore, il quale può godersi un prodotto Star Wars senza troppe pretese, se non quella di rilassarsi dinanzi alle avventure dell’armata Brancaleone agli ordini del Capitano Doza.

Kylo Ren Pyre Tierny Resistance Primo Ordine

Il Leader Supremo Kylo Ren, nella sua versione cartoon col look visto in Lealtà e Choose Your Destiny – A Finn & Poe Adventure.

Diverse scene notevoli

Fortunatamente Resistance Stagione 2, nonostante presenti come detto precedentemente un target di pubblico decisamente orientato ai più giovani, non manca di presentare alcuni momenti decisamente memorabili.
Probabilmente la scena migliore è rappresentata dallo “stallo” tra il Comandante Pyre e l’Agente Tierny dove Kylo Ren, stanco dei loro continui fallimenti, costringe i due sottoposti tramite la Forza a puntarsi vicendevolmente le rispettive armi da fuoco. Altro elemento positivo da segnalare riguarda il fatto che il Leader Supremo è doppiato da David Chevalier, che ha dato la voce al personaggio anche sul grande schermo.
Ulteriori frangenti degni di nota riguardano il casinò dell’Hutt Vranki il Blu, l’arrivo su D’Qar a seguito degli eventi de Gli Ultimi Jedi e i divertenti momenti “horror” legati a CB-23, come l’interrogatorio al Gran Lechee e l’evidente citazione all’universo Alien nello scontro con il malvagio droide del Primo Ordine MB-13A.
Ottimamente realizzate anche le sessioni di corsa e combattimento tra i caccia -due dei temi portanti dell’intera serie- in grado di trasmettere sensazione di velocità e di elevato dinamismo in generale.
Infine si evidenziano anche le piccole chicche, come il tempio Jedi/Sith su Ashas Ree (che riporta diverse iscrizioni runiche in una lingua sconosciuta, vista anche all’interno del Mondo tra i Mondi di Rebels) o una struttura su Dantooine praticamente identica all’Enclave Jedi visto nei videogiochi Knights of the Old Republic.

Alcuni personaggi davvero convincenti

Nonostante abbia nettamente diviso i fan, la scelta di elevare un personaggio (quasi) incompetente come Kazuda Xiono a protagonista della serie ha pagato, nei termini degli obiettivi che Resistance si è prefisso sin dal principio.
La spia della Resistenza è buffa e sembra sempre cacciarsi nei guai: sebbene magari possa risultare frustrante per alcuni, bisogna considerare questo personaggio come un ragazzo dinanzi a un percorso di crescita, che inizia a capire e distinguere le differenze tra quanto è giusto e quanto è sbagliato… completando la sua maturazione nelle ultime puntate, dove scopre di essere pronto ad abbandonare la piccola realtà del Colosso per dare la propria mano nel conflitto più grande.
Risulta necessario anche evidenziare come Kazuda, a differenza dei protagonisti di The Clone Wars e Rebels, non ha dalla sua alcun sostegno proveniente da abilità nella Forza, elemento che lo rende molto più vicino allo spettatore, rispetto ai suoi predecessori.
Il rovescio della medaglia, sempre parlando di Kaz, non può che essere individuato nelle decisamente abusate le gag, che vedono lui inciampare o sbattere la testa continuamente nei luoghi più improbabili.
Un ottimo lavoro è stato fatto anche nella caratterizzazione della “palla” CB-23, che sostituisce egregiamente BB-8, impegnato in altre avventure come narrato nella serie a fumetti Poe Dameron. Analogamente alla sua controparte bianca e arancio sul grande schermo, gli autori sono riusciti a dare una personalità a questo particolare droide, al punto di collocarlo giustamente allo stesso livello dei protagonisti in carne e ossa.
Probabilmente è proprio con CB-23 che lo spettatore riesce paradossalmente a creare il maggior legame empatico: infatti è lei il personaggio che si trova nelle situazioni di maggiore pericolo.
Dal punto di vista degli antagonisti invece purtroppo poco da segnalare: Pyre praticamente non pervenuto a livello di personalità, mentre Tam passa un’intera seconda stagione di Resistance a sentirsi un pesce fuor d’acqua nelle fila del Primo Ordine.
Unica eccezione è l’Agente Tierny, abile nel manipolare Tam per i propri fini e della quale viene fornito un minimo di background per giustificare il suo ruolo.

Resistance Assi

Gli Assi, mentre collaborano per abbattere il colossale jakoosk su Celsor 3.

Un probabile primo sguardo al post-Episodio IX

“La Forza non appartiene a una persona piuttosto che a un’altra, è qualcosa che è presente in ognuno di noi. Semplicemente la scopriamo in modi diversi.”
– Mika Grey

Probabilmente la puntata più rilevante della stagione, la settima (intitolata I Cacciatori di Reliquie) rappresenta un possibile collegamento con quelli che saranno gli eventi successivi a L’Ascesa di Skywalker.
Ne I Cacciatori di Reliquie, infatti, Kazuda -accompagnato da Kel ed Elia- si reca sul pianeta Ashas Ree (un pianeta che nel Legends era una roccaforte dell’Impero Sith) e nel folto della giungla vi trova un tempio della Forza, analogo a quello visto ad esempio su Lothal nel corso di Rebels.
Addentrandosi nelle profondità di questo, i protagonisti entrano in un tempio Sith che contiene l’holocron di un antico Signore Oscuro senza nome.
Qui incontrano l’anziana Mika Grey, un’avventuriera interessata a recuperare reliquie prima che lo facciano le truppe specializzate del Primo Ordine, dietro diretto ordine di Kylo Ren (un aspetto purtroppo non approfondito in nessun’altra opera canonica, se non per una breve menzione nel Visual Dictionary di Episodio IX).
Ovviamente le cose precipitano in breve tempo a causa dei tranelli e delle trappole presenti nel tempio, tuttavia gli eroi riescono a collaborare con la donna per uscire dalla struttura vivi e con l’artefatto del Lato Oscuro, solo per trovarsi subito dopo dinanzi alle forze del Primo Ordine.
Mika, vedendosi costretta, attiva l’holocron, generando un’esplosione cremisi di energia che annienta i soldati in cerca della reliquia.
Il dettaglio risulta non trascurabile: gli holocron, infatti, possono essere attivati solo da individui sensibili alla Forza. In più si noti che, da quanto istituito in Rebels, per accedere al sapere dei manufatti Sith occorre fare affidamento a emozioni oscure.
Come presentato nel finale dell’episodio, inoltre, Mika ammette di conoscere la Forza, ma quello che non palesa è la sua capacità di attingere a essa. Che possa essere lei una delle prime allieve del nuovo Ordine Jedi che, con ogni probabilità, Rey andrà a istituire negli anni successivi a L’Ascesa di Skywalker?

La misteriosa Mika Grey attiva l’holocron Sith trovato su Ashas Ree.

Cosa non mi è piaciuto

L’adattamento dei dialoghi

Vera e propria croce riguardante la visione in lingua italiana della seconda stagione. In ogni puntata vengono presentati diversi strafalcioni, assolutamente non giustificabili in alcun modo in una produzione di tale livello, soprattutto se si considera che gli errori non riguardano solamente i termini in-universe, ma anche traduzioni che stravolgono il senso dell’originale e che scambiano un termine per un altro.
Per quanto concerne quest’ultimo ambito, risulta doveroso presentare qualche esempio assolutamente non esaustivo, vista la moltitudine di imprecisioni individuate: “haven” [“rifugio”] è stato tradotto con il termine “paradiso” [che sarebbe “heaven”] e “flight data” è stato reso con “dati degli scontri” [quando invece dovrebbe essere “fight data”].
Discorso a parte andrebbe imbastito anche per i termini specifici della galassia lontana lontana; anche per questo ambito si riportano solo alcuni degli esempi: “raggio calamita” [al posto di “raggio traente”]; Gang della Morte Guaviana [quando in Episodio VII viene chiaramente detto “Banda della Morte Guavian”] e “First Order Raiders” [“Incursori del Primo Ordine”, quando si tratterebbe di “razziatori”].
Personalmente la coerenza terminologica è sempre stato un elemento a cui attribuire un’enorme importanza (cosa segnalata spesso anche nelle pubblicazioni cartacee), affinché spettatori e lettori possano cogliere easter egg e collegamenti tra le varie opere.
Si segnalano anche moltissime citazioni dei film che sono state ignorate [“almost there” e “most impressive”] e il fatto che i personaggi si rivolgano a CB-23 tramite pronomi e articoli maschili, quando è oltremodo palese che possegga una personalità femminile.
La seconda stagione di Resistance, pertanto, manca completamente l’obiettivo di inserirsi all’interno del gruppo dei titoli a marchio Star Wars in lingua Italiana che presentano un lessico omogeneo a quello delle produzioni maggiori.

Kaz Assaltatori Neeku Resistance

Analogamente a quanto visto con Cassian in Rogue One, mai chiedere gli scandoc a un agente della Resistenza o della Ribellione.

Finale inspiegabile

Un’altra perplessità che lascia a dir poco spiazzati, riguarda il finale che gli autori hanno voluto dare all’intera serie.
Il fatto che si tratti di un prodotto destinato ai più giovani non può e non deve giustificare una conclusione affrettata e senza mordente alcuno, da lasciare profondamente insoddisfatti coloro i quali hanno seguito Resistance dall’inizio alla fine.
Oltre al dovuto lieto fine con gli eroi finalmente riuniti nuovamente come una famiglia non c’è nulla: nessun riferimento ai sopravvissuti di Crait o a quanto visto ne L’Ascesa di Skywalker.
La puntata conclusiva è andata in onda in lingua originale il 26 gennaio 2020, oltre un mese dopo l’ultimo film della Trilogia Sequel, quindi ci sarebbe stata la possibilità di predisporre un collegamento praticamente servito su un piatto d’argento senza rischio spoiler alcuno. Il riferimento ovviamente è al messaggio di Lando Calrissian, lanciato a tutta la galassia dal Falcon per chiamare alla battaglia contro l’Imperatore rinato su Exegol (la trasmissione, a titolo informativo, è stata registrata in esclusiva per le attrazioni Star Tours nei parchi a tema Disneyland).
Tale mancanza risulta ancora più amara alla luce delle dichiarazioni che annunciavano in maniera entusiastica e tonitruante la presenza delle tre principali navette della serie -appartenenti a Yeager, Torra e Kaz- nel corso della Battaglia di Exegol.
Premettendo che, nonostante la conferma ufficiale, probabilmente i tre velivoli non sono identificabili se non con un fermo immagine e ingrandimento (chiedendosi pertanto ove risieda l’effettiva utilità di sbandierare tale collegamento), resta un mistero insondabile il perché non si sia voluto creare un ponte a doppio senso tra pellicola e serie animata.
Si sarebbe tranquillamente potuto presentare un finale per tutte le tipologie di spettatori nel quale gli eroi sì sono nuovamente riuniti, chiaramente indirizzato ai più giovani, ma anche pronti a ritornare subito in volo per fronteggiare l’oppressione del Primo Ordine, strizzando l’occhio ai fan più navigati mostrando appunto la richiesta di aiuto di Lando.

Il cambiamento della formula

Ciò che lascia altrettanto perplessi riguarda la netta inversione data al tono della serie, rispetto alla prima stagione.
Dove inizialmente la battaglia contro il Primo Ordine era qualcosa di “sotterraneo” che Kaz e i suoi alleati attuavano in un contesto fatto di corse coi caccia e vita quotidiana sulla piattaforma, nella seconda stagione lo scontro col regime tirannico diventa il leitmotiv di tutti gli eventi.
Riprendendo la formula delle puntate meno riuscite della serie animata Rebels, Resistance Stagione 2 presenta un’ininterrotta sequela di missioni alla ricerca degli approvvigionamenti più vari, nel corso delle quali sistematicamente il Primo Ordine fa la sua comparsa, facendosi inevitabilmente scampare il Colosso e i suoi piloti per il rotto della cuffia.
La scontatezza e la ripetitività delle situazioni che vengono a crearsi lasciano presto spazio alla noia, in quanto, oltre alla sensazione di déjà-vu, risulta molto difficile per lo spettatore percepire un senso di pericolo per i protagonisti, in quanto le minacce non sono mai davvero tangibili.
A tale proposito, si segnala (analogamente a quanto avvenuto nella prima stagione con il Maggiore Vonreg) come non sia stato sfruttato assolutamente a dovere quello che dovrebbe essere l’antagonista principale.
Il Comandante Pyre infatti non entra in azione se non nelle ultimissime puntate, presentandosi nel corso dei diciannove episodi come una minaccia impalpabile e assolutamente non rilevante, a differenza di quanto mostrato per Phasma nel fumetto e romanzo lei dedicati.
Nonostante la consapevolezza che la seconda stagione di Resistance sarebbe stata la conclusiva, non si spiega il perché l’intero ciclo di puntate sembri risultare decisamente affrettato e in larga parte vuoto di contenuti e, soprattutto, come mai si sia voluto ripresentare uno stile narrativo identico alla serie animata andata in onda nei quattro anni precedenti.

Kaz Neeku Tam Yeager Resistance

I protagonisti finalmente riuniti tutti insieme nel finale.

Commento finale

Alla luce di quanto precedentemente riportato, la valutazione della seconda stagione di Resistance non può che essere negativa, giudizio  fortemente condizionato anche dall’adattamento gravemente insufficiente dei dialoghi, che presentano discrepanze e imprecisioni macroscopiche sia per quanto concerne il lessico in-universe, che il senso comune delle frasi non necessariamente legate al glossario Star Wars.
Quanto di convincente visto nella prima stagione viene qui spazzato via per dare una conclusione affrettata e del tutto incompleta che lascerà qualunque fan decisamente insoddisfatto.
Il tono leggero e lo stile davvero accattivante purtroppo non riescono da soli a sostenere la seconda metà della serie, che finisce col risultare vittima della noia e della ripetitività, sensazioni accentuate anche dall’impalpabilità dei contenuti, tremendamente poveri di sostanza.
Un netto passo indietro rispetto alla piacevole prima stagione.

Non dimenticate di condividere, commentare la recensione e, soprattutto, di lasciare anche voi il vostro voto alla seconda staglione di Resistance nel box. Vi ricordiamo che potete trovarci anche su Telegram con il nostro canale ufficiale https://t.me/swlibricomics e chat https://t.me/SWLibriComicsChat

Nato a Udine nel 1993, sono laureato in Analisi e Gestione dell’Ambiente presso l’Università di Bologna. La passione per Star Wars inizia a manifestarsi all’età di otto anni e da allora non mi ha mai abbandonato. Patito degli Anni 80 e della cultura pop dell’epoca; amante della musica in generale, dal thrash metal alla synthwave moderna. Collaboro con Star Wars Libri e Comics al fine di entrare in contatto con altri fan ed eventualmente orientare coloro i quali volessero muovere i primi passi all’interno del mondo cartaceo della saga.

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