The Mandalorian – Capitolo 9: analisi e easter egg

Si ricomincia! A 353 giorni dall’uscita dello storico primo episodio di The Mandalorian, ha finalmente inizio la seconda stagione che, tra indiscrezioni, comparse e colpi di scena, pare decisa a emozionare, sorprendere e sconvolgere gli spettatori ancor più di quanto la prima non fosse riuscita a fare. Come di consueto, Star Wars Libri & Comics vi presenta, in contemporanea con l’uscita globale su Disney+, l’analisi del primo episodio della seconda stagione, scritto e diretto da Jon Favreau e intitolato Capitolo 9 – Lo Sceriffo.

The Mandalorian, Capitolo 9 – Sinossi

9 ABY. Dopo aver sconfitto il Moff Gideon, Din Djarin parte da Nevarro alla ricerca di superstiti Mandaloriani che possano aiutarlo a riportare il Bambino dai suoi simili. Un contatto nel mondo criminale pare averlo indirizzato sulla giusta strada… O forse no?

The Mandalorian, Capitolo 9 – Analisi e easter egg [CON SPOILER]

Come già avvenuto durante la passata stagione, l’episodio odierno si apre con un lungo preambolo che riassume gli eventi delle otto puntate precedenti: l’agguato dei Trandoshani, il salvataggio del Bambino, le avventure su Sorgan e Tatooine, l’arrivo del Moff Gideon e, per finire, la missione affidata dall’Armaiola. Come di consueto, inoltre, l’episodio è introdotto dalla caratteristica sigla iniziale che contraddistingue The Mandalorian e, probabilmente, le future serie TV live-action a marchio Star Wars.

Pianeta non identificato. Din Djarin e il Bambino, ben protetto dalla sua culla corazzata, emergono dalle tenebre ritrovandosi in quella che pare la degradata periferia di una grande metropoli, osservati da numerose paia di minacciosi occhi rossi. I due procedono dunque lungo una strada ai cui lati si ergono muri ricoperti dai graffiti di assaltatori, droidi protocollari di serie 3POGamorreani e Sabbipodi e giungono infine dinanzi all’ingresso di un locale notturno piantonato da un nerboruto buttafuori Twi’lek; lì, Din chiede di parlare con un individuo di nome Gor Koresh. Il locale altro non è che un’arena in cui, come preannunciato dai graffiti all’esterno, due guerrieri gamorreani armati di vibro-asce stando sostenendo un incontro mortale sotto gli occhi di una variegata folla multispecie, tra cui appaiono umani, KyuzoTwi’lek e Zabrak Iridoniani.

Tra gli astanti vi è inoltre un losco figuro di specie Abyssin, padrone di uno dei due guerrieri gamorreani: si tratta di Gor Koresh, un criminale che, secondo quanto scoperto da Din, potrebbe fornirgli informazioni riguardo alla posizione di alcuni superstiti Mandaloriani. Koresh, tuttavia, non pare disposto a condividere le proprie conoscenze così facilmente ma, al contrario, propone una scommessa: se il suo Gamorreano sopravviverà almeno un minuto e mezzo, fornirà a Din le informazioni che cerca; se morirà, il Mandaloriano dovrà cedergli la propria armatura di beskar. Come facilmente immaginabile, Din non è per nulla propenso a sottostare a un simile accordo, ma è a questo punto che l’Abyssin rivela le sue vere intenzioni: egli è infatti un cacciatore di Mandaloriani, che uccide per poi rivendere il prezioso beskar delle loro armature.

Benché circondato e tenuto sotto tiro dagli sgherri di Koresh, il Mandaloriano non si lascia intimidire e, con un impercettibile movimento della mano, attiva i dardi sibilanti nascosti nella polsiera. Il Bambino, comprendendo ciò che sta per accadere, si barrica all’interno della culla corazzata, mentre Din massacra uno a uno tutti gli scagnozzi dell’Abyssin, che nel frattempo ha tentato invano di fuggire. Dopo aver catturato Koresh, averlo appeso per i piedi a un lampione e avergli promesso di non ucciderlo, Din ottiene l’informazione tanto ambita: l’Abyssin, infatti, giura sul Gotra Droide che vi sia un Mandaloriano su Tatooine, nella città di Mos Pelgo. A questo punto, Djarin mantiene la sua promessa, da un certo punto di vista: come da accordi, non uccide l’Abyssin; tuttavia, anziché liberarlo, lo lascia appeso e distrugge il lampione, rendendolo facile preda di un branco di creature notturne dagli occhi rossi, le stesse incontrate all’inizio dell’episodio.

Din e il Bambino fanno dunque rotta verso l’Orlo Esterno, settore di Arkanis, sistema di Tatoo, pianeta Tatooine; laggiù, la Razor Crest viene nuovamente ormeggiata presso l’attracco 3-5 di quel covo di feccia e malvagità che è il porto spaziale di Mos Eisley. Come già avvenuto durante il quinto episodio della prima stagione, i due vengono accolti dalla riparatrice Peli Motto e dai suoi tre droidi meccanici di serie DUM; questa volta, tuttavia, superato il suo odio per le macchine, il Mandaloriano accetta di buon grado che i droidi si mettano al lavoro sulla sua astronave, nonostante questi non perdano occasione per dimostrare la propria inettitudine. In questa sequenza, per la prima volta all’interno della serie, si fa un’esplicita menzione alla Forza, il campo energetico creato da tutte le cose viventi che ci circonda, ci penetra, mantiene unita tutta la galassia: vedendo il Bambino sano e salvo, infatti, Peli manifesta il proprio sollievo esclamando grazie alla Forza e chiamandolo affettuosamente topo rago.

Terminati i convenevoli, Din rivela a Peli di essere giunto su Tatooine alla ricerca di un Mandaloriano che, a quanto si dice, si aggira per Mos Pelgo. La riparatrice, tuttavia, è scettica: sono anni che sul pianeta non si vede un Mandaloriano e, allo stesso modo, sono anni che non sente nominare Mos Pelgo, spazzata via dai banditi dopo la caduta dell’Impero Galattico. Din insiste: anche se la città non esiste più, il Mandaloriano desidera almeno conoscerne la posizione. A questo punto, Peli chiama a sé una vecchia conoscenza dei fan di Star Wars: si tratta di R5-D4, il Rosso che, durante gli eventi di Episodio IV – Una Nuova Speranza, finse di avere il motivatore scassato per consentire a R2-D2 di essere acquistato da Owen Lars e proseguire dunque la propria missione alla ricerca di Obi-Wan Kenobi. Dopo aver ordinato a R5-D4 di proiettare una mappa di Tatooine pre-Guerra Civile Galattica, Peli mostra a Din i principali insediamenti del pianeta: Mos Eisley, Mos Espa, la città presso la quale è cresciuto Anakin Skywalker, e, nel bel mezzo del nulla, Mos Pelgo.

Presa in prestito la speeder-bike Zephyr-J di Peli, Din si dirige dunque verso Mos Pelgo sfrecciando tra gli scurrier. Dopo aver trascorso la notte insieme ai Predoni Tusken, di cui padroneggia appieno la lingua, il Mandaloriano giunge infine presso l’insediamento che, per quanto scarsamente popolato, è tutt’altro che distrutto o disabitato. I locali, benché pacifici, guardano Din con sospetto e diffidenza, forse perché poco abituati ai forestieri, forse perché spaventati dal suo misterioso aspetto.

Per nulla intimidito dalla fredda accoglienza degli abitanti, Din si reca presso la taverna del posto, gestita da un oste di specie Weequay, deciso a scoprire l’identità del misterioso Mandaloriano che si aggira da quelle parti. L’oste, pur non avendo mai sentito nominare i Mandaloriani, rivela a Din che lo Sceriffo del posto possiede una corazza molto simile alla sua. Proprio in quel momento, come se pronunciarne il nome fosse bastato a evocarlo, lo Sceriffo compare sulla soglia della taverna con indosso parte di un’armatura dall’aspetto familiare. Il tutore della legge si dimostra fin da subito molto amichevole, tanto da offrire immediatamente a Din un bicchiere di spotchka, la bevanda ricavata dai Krill già comparsa nel quarto episodio della prima stagione. Non appena lo Sceriffo si sfila l’elmo, Din comprende che non si tratta di un vero Mandaloriano; la deduzione viene confermata pochi istanti più dal tutore della legge, che si identifica inoltre con il nome di Cobb Vanth, una vecchia conoscenza dei lettori di Star Wars: il personaggio è infatti comparso brevemente in tutti e tre i volumi della trilogia di Aftermath (Aftermath, Aftermath – Debito di Vita e Aftermath – La Fine dell’Impero). Il personaggio è inoltre doppiato in italiano da Andrea Lavagnino, che ha già prestato la voce a Kanan Jarrus, tra i protagonisti della serie Star Wars Rebels.

Comprendendo immediatamente le intenzioni del Mandaloriano, ossia recuperare l’armatura e ucciderlo, Cobb Vanth si appresta ad un duello all’ultimo sangue contro Din, quando un’improvvisa scossa di terremoto distoglie entrambi i pistoleri dallo scontro. I due si recano immediatamente all’esterno della taverna per scoprire l’origine del sisma, rendendosi conto che si tratta di un enorme e ferocissimo Drago Krayt, giunto fino a Mos Pelgo per divorare un Bantha. A questo proposito, è interessante notare come il Drago Krayt sia stato introdotto, seppur indirettamente, fin dal 1977: in Episodio IV – Una Nuova Speranza è infatti possibile notare uno scheletro di Krayt nel bel mezzo del Mare delle Dune e, inoltre, Obi-Wan Kenobi mette in fuga i Sabbipodi imitando il richiamo di un Drago Krayt. Dinanzi a questo evento del tutto inatteso, Cobb propone a Din di raggiungere un compromesso: se il Mandaloriano lo aiuterà a uccidere il Drago, lo Sceriffo gli cederà la sua armatura. Din, forse mosso da un sempre crescente altruismo, decide di accettare e, poco dopo, parte per la tana del Krayt insieme a Cobb, che monta in sella a uno dei motori dello sguscio con cui Anakin Skywalker vinse la Boonta Eve Classic del 32 BBY.

Durante il viaggio, Cobb racconta a Din il proprio passato: la sera stessa della battaglia di Endor, dell’esplosione della seconda Morte Nera e della fine dell’occupazione imperiale (all’incirca il 6 maggio 4 ABY secondo i nostri calcoli), il Collettivo Minerario, parte del sindacato criminale dei Predoni della Chiave Rossa, giunse a Mos Pelgo e la trasformò in un campo di schiavi. Cobb fuggì rubando al Collettivo un camtono di cristalli di silicax. Dopo alcuni giorni di peregrinazioni nel deserto, Vanth fu infine salvato da un trasporto di Jawa, con i quali barattò i cristalli in cambio dell’armatura mandaloriana. Ottenuta la corazza, Cobb tornò così a Mos Pelgo e la liberò dai banditi, non lasciando loro via di scampo. Si noti che, durante l’analessi che mostra la storia di Cobb Vanth, l’iscrizione sottostante l’ologramma della Morte Nera recita una parte del testo a scorrimento verticale di Episodio VI – Il Ritorno dello Jedi. Ascoltando la narrazione dello Sceriffo, inoltre, gli spettatori più attenti non possono che notare l’utilizzo di un inedito proverbio di chiare origini tatooiniane: ci sono volte in cui i due soli splendono sulla coda di un topo rago.

I due pistoleri, accompagnati dal Bambino, si fermano improvvisamente nel bel mezzo di una gola, messi in allarme da alcuni richiami tutt’altro che amichevoli. Si tratta di una muta di Massiff, minacciosi mastini rettiliani diffusi in particolar modo su Tatooine e sul vicino Geonosis. Din, tuttavia, non si lascia intimorire, ma, al contrario, placa i Massiff parlando nella lingua dei loro padroni: il Tusken. Poco dopo, sono gli stessi Sabbipodi a presentarsi dinanzi ai due guerrieri, rivelando di essere intenzionati anch’essi a uccidere il Drago Krayt. Più tardi, dinanzi al fuoco, i Tusken offrono a Cobb Vanth un frutto dall’aspetto molto simile ai meloni neri citati nei diari del vecchio Ben Kenobi e comparsi nel volume Resa dei Conti sulla Luna dei Contrabbandieri; una parziale conferma è data dalla reazione dello Sceriffo, nauseato dal pessimo odore dei frutti. Nonostante alcuni screzi dovuti ai burrascosi trascorsi di Cobb con i Tusken, Din riesce, anche ricorrendo a modi poco ortodossi come l’uso di un lanciafiamme, a ristabilire la pace.

L’indomani, i pistoleri, il Bambino e i Sabbipodi si recano presso la tana del Drago Krayt, un vecchio pozzo di Sarlacc di cui il Drago ha divorato il precedente inquilino. Qui, i Tusken, avendo studiato il ciclo digestivo del mostro per generazioni, espongono un Bantha per saziarlo e prolungarne il sonno, affinché questo risparmi il loro insediamento; questa volta, tuttavia, qualcosa va storto ed è un Sabbipode a essere divorato al posto del Bantha. Tornati all’accampamento, i guerrieri e i Tusken elaborano una strategia per uccidere il Drago ed eliminare la sua minaccia una volta per tutte, realizzando perfino un rudimentale modellino in scala del campo di battaglia. Viste le dimensioni ciclopiche del mostro, tuttavia, per la buona riuscita del piano è indispensabile reclutare rinforzi: gli abitanti di Mos Pelgo.

Nonostante le proteste e le resistenze dei cittadini, Din e Cobb riescono a convincerli a stringere un patto di alleanza con i Tusken in cambio di reciproci vantaggi: dopo aver ucciso il Drago, infatti, i Predoni cesseranno di razziare il villaggio, mentre i cittadini di Mos Pelgo dovranno cedere ai Sabbipodi la carcassa del mostro e il suo icòre, ossia la perla contenuta nello stomaco dei Krayt. Pur con qualche dissapore e con qualche difficoltà dovuta alla diffidenza reciproca, i due popoli svolgono dunque tutti i preparativi per l’attacco, entrambi consci che unire le forze è l’unica speranza. Il piano per uccidere il mostro è semplice ma, al contempo, rischioso: obbligare il Drago a caricare, attendere che esponga il ventre in prossimità di una trappola esplosiva e attivare il detonatore, colpendolo nel suo unico punto debole. Gli appassionati di videogiochi non potranno che cogliere, in questo frangente, la riproposizione di una missione del celebre Knights of the Old Republic, mentre i lettori incalliti ricorderanno senza dubbio una situazione simile nel romanzo Legends Kenobi.

Il piano ha dunque inizio: tre Sabbipodi si avvicinano all’ingresso del pozzo ed emettono i loro tipici richiami per svegliare il mostro, che fuoriesce immediatamente dalla tana; il Krayt viene dunque prontamente arpionato dai Tusken e preso di mira dai blaster e dagli ordigni degli abitanti di Mos Pelgo. Il Drago, a questo punto, reagisce sputando fiotti di un potentissimo liquido acido in grado di sciogliere immediatamente i tessuti organici dei malcapitati che ne vengono colpiti. Le pesanti perdite, tuttavia, hanno sortito l’effetto sperato: far avvicinare il mostro alla trappola. Cobb aziona il detonatore, ma l’esplosione non riesce a uccidere il Krayt; al contrario, non fa che renderlo ancora più aggressivo. Dinanzi alla mala parata, Din si lascia sfuggire l’imprecazione dank farrik, già sentita per bocca del Mythrol visto nel primo episodio della prima stagione; subito dopo, tuttavia, si rende conto che lui e Cobb sono costretti a prendere in mano la situazione, affrontando direttamente il mostro con l’ausilio dei loro zaini a razzo.

Neanche l’intervento dei due pistoleri pare mettere in difficoltà il Drago. A questo punto, notando un Bantha ancora carico di esplosivi, Din decide di sacrificarsi tentando una mossa disperata. Dopo essersi fatto consegnare il detonatore e aver ordinato a Cobb di prendersi cura del Bambino, il Mandaloriano colpisce lo zaino a razzo di Vanth esattamente come Han Solo aveva colpito quello di Boba Fett durante gli eventi di Episodio VI – Il Ritorno dello Jedi e, esattamente come avvenuto solo cinque anni prima, ottiene l’effetto di sbalzare via il proprietario dello zaino. A questo punto, Din e il Bantha vengono sbranati dal Krayt, che scompare sotto la sabbia. È forse la fine del Mandaloriano? Naturalmente no: sfruttando il suo fucile a impulsi, Din riesce a sfuggire alla terribili fauci del Drago e ad attivare il detonatore, squassando il mostro dall’interno e uccidendolo.

Tutto è bene quel che finisce bene: Din ottiene la corazza, Cobb ha salva la vita, gli abitanti di Mos Pelgo raggiungono la pace con i Tusken e i Sabbipodi ricevono la carcassa e l’icòre del Drago Krayt. Il Mandaloriano, tuttavia, non ha ancora raggiunto il suo obiettivo e si vede costretto a tornare a Mos Eisley, pronto a ripartire per nuove peregrinazioni ai più lontani confini dello spazio. Non può sapere, tuttavia, che, mentre i soli gemelli di Tatooine tramontano, il legittimo proprietario dell’armatura consegnatagli da Vanth lo scruta con aria minacciosa. Si tratta infatti del redivivo Boba Fett, sopravvissuto al Sarlacc del Grande Pozzo di Carkoon e interpretato, come suo “padre” Jango Fett e tutti i soldati clone del Grande Esercito della Repubblica in Episodio II – L’Attacco dei Cloni e Episodio III – La Vendetta dei Sith, da Temuera Morrison.

Vi ricordiamo che discuteremo nel dettaglio di questo episodio durante la prima puntata della nostra nuovissima rubrica Sundari Nights Live, in diretta su YouTube e Facebook lunedì 2 novembre 2020 alle ore 21:00 e disponibile su Anchor, Breaker, Google Podcasts, Pocket Casts, RadioPublic e Spotify a partire da martedì 3 novembre 2020!

Vi è piaciuto questo episodio? Fatecelo sapere nei commenti! Vi ricordiamo che potete trovarci anche su Telegram con il nostro canale ufficiale https://t.me/swlibricomics e la chat https://t.me/SWLibriComicsChat!

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Torinese, classe 1996, sono uno studente di Economia e Scienze Sociali presso l'Università Bocconi di Milano. Fan di Star Wars dai tempi de La vendetta dei Sith ma vero e proprio appassionato solo dal 2015, mi sono avvicinato al lato cartaceo della Forza grazie al fumetto Darth Vader. Da settembre 2019 scrivo per Star Wars Libri & Comics con l'obiettivo di contribuire alla diffusione e alla conoscenza di questo meraviglioso universo narrativo.

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