The Mandalorian, Capitolo 15 – Analisi e easter egg

Giù la maschera! Dopo una raffica di episodi scoppiettanti, The Mandalorian riserva allo spettatore una penultima puntata meno esuberante, ma pur sempre densa di azione e piccoli colpi di scena, in preparazione a quello che si preannuncia essere l’esplosivo finale di stagione. Come di consueto, Star Wars Libri e Comics presenta, in contemporanea con l’uscita globale su Disney+, l’analisi del settimo episodio della seconda stagione di The Mandalorian, scritto e diretto da Rick Famuyiwa e intitolato Capitolo 15 – Il Vendicatore.

The Mandalorian, Capitolo 15 – Sinossi

9 ABY. In seguito al rapimento di Grogu, Din Djarin e la sua squadra tentano di localizzare l’incrociatore di Moff Gideon. La missione è ardua, ma il Mandaloriano è deciso a portarla a termine, anche a costo di perdere la faccia…

The Mandalorian, Capitolo 15 – Analisi e easter egg [CON SPOILER]

Come già avvenuto in occasione delle puntate precedenti, l’episodio odierno si apre con un preambolo che mostra lo stallo alla messicana nel Capitolo 6, il monologo di Moff Gideon su Nevarro nel Capitolo 7 e i personaggi, luoghi ed eventi visti nel Capitolo 14. Le immagini sono poi seguite dall’ormai inconfondibile sigla iniziale della serie, composta di una carrellata degli elmi più iconici dell’intera saga di Star Wars.

Campi di Karthon. Lo spettatore è immediatamente proiettato sulla superficie di un immenso pianeta discarica dall’aspetto molto simile a Bracca (Jedi – Fallen Order, Resistance Reborn), una landa desolata ricoperta di rottami di caccia TIE, camminatori AT-ST e altri residuati bellici della Guerra Civile Galattica; qui, i galeotti scontano la propria pena smantellando le carcasse metalliche accatastate qui e là, mentre sullo sfondo campeggiano enormi camminatori OI-CT (Darth Vader (2017) – Fortezza Vader, Solo – A Star Wars Story, The Mandalorian S2:E3). Tra i carcerati, di cui fa parte anche un minaccioso Hassk, vi è Migs Mayfeld, già comparso nel Capitolo 6 e ora noto come Detenuto 34667. È proprio a quest’ultimo che si rivolge un possente droide di sicurezza della Nuova Repubblica, asserendo che Mayfeld è atteso da una visitatrice: lo sceriffo Cara Dune. Si noti, che, in questo frangente, il numero impresso sull’uniforme di Mayfeld non è scritto in Aurebesh, bensì in Alto Galattico, equivalente dei caratteri latini terrestri.

Mayfeld viene dunque prelevato da Cara Dune che, in perfetto silenzio, lo scorta fino alla Slave I, l’intercettore di classe Firespray di proprietà di Boba Fett; quest’ultimo, riparata e riverniciata la propria armatura, attende il duo in compagnia dell’alleata Fennec Shand. Giunto alla Slave I, Mayfeld trema al sol veder la corazza mandaloriana di Boba ma, un istante più tardi, tira un sospiro di sollievo: lì per lì ha creduto che fosse quell’altro. Appena pronunciate queste parole, tuttavia, quell’altro, che altri non è se non il suo ex-complice Din Djarin, fa la sua comparsa sulla rampa dell’intercettore. Terrorizzato, Mayfeld è convinto che lo strano quartetto sia giunto su Karthon per ucciderlo a causa dei misfatti commessi a bordo della Bothan-Cinque, nei pressi del sistema di Dilestri, o del suo passato da tiratore scelto imperiale. Niente di tutto ciò: i quattro hanno bisogno del suo aiuto per localizzare l’incrociatore di Moff Gideon, che ha rapito il piccolo Grogu; in cambio, Mayfeld avrà la possibilità di scontare la pena in una località più piacevole e ospitale.

Vista la mancanza di alternative, Migs accetta le condizioni imposte. C’è, tuttavia, un problema: non può avere le coordinate richieste senza accedere a un terminale imperiale interno. A suo dire, l’unico terminale di questo tipo di cui sia a conoscenza si trova sul pianeta Morak, dove ha sede una miniera imperiale segreta. Su ordine di Din, Boba fa dunque rotta per Morak e, una volta giunto nei pressi del pianeta, ne esegue una scansione in modo da ricavarne una mappa tridimensionale: si tratta della terza volta, nel corso di questa stagione, che la narrazione ricorre a tale espediente, già comparso nel Capitolo 9 e nel Capitolo 12. Con l’ausilio della mappa, il quintetto nota una raffineria di rhydonium (The Clone Wars, Choose Your Destiny – A Han and Chewie Adventure, Star Wars Rebels)  un materiale altamente volatile ed esplosivo utilizzato come carburante per navi stellari. Viste le pesanti misure di sicurezza poste a difesa dell’impianto imperiale, i cinque concordano nell’organizzare un’operazione sotto copertura.

Morak. Giunti in prossimità della raffineria imperiale, i cinque guerrieri si dedicano ad architettare il piano d’infiltrazione, quando sorgono nuovi problemi. Non fidandosi di Mayfeld, infatti, gli altri quattro componenti della banda hanno intenzione di farlo entrare in azione solo se accompagnato da uno di loro; la base è tuttavia diretta da ex-agenti dell’ISB (Imperial Security Bureau, noto anche come USI, Ufficio di Sicurezza Imperiale), esponendo così eventuali ricercati o membri della Nuova Repubblica come Cara e Fennec a rischio di riconoscimento della propria firma genetica. Boba Fett, a sua volta, non è indicato: potrebbero riconoscere la sua faccia, identica a quella dei milioni di soldati clone che, sino a ventotto anni prima, avevano prestato servizio nel Grande Esercito della Repubblica durante le terribili Guerre dei Cloni. La scelta ricade, inevitabilmente, su Din che, per non venir meno al Credo di Mandalore, decide di spogliarsi della propria armatura indossando quella di un autiere imperiale, in modo da non mostrare il volto a chicchessia.

Terminata la riunione tattica, i cinque si dividono: Boba torna alla Slave I, tenendola pronta per la fuga; Fennec raggiunge una posizione di tiro che le conceda una buona visuale del tetto; Mayfeld, Din e Cara, invece, si dirigono verso l’imboccatura del tunnel T-12 per assaltare uno dei giganteschi trasporti Juggernaut, probabili evoluzioni del carro HCVw A9 turbo visto in Rebel Rising e in Rogue One – A Star Wars Story. Messi fuori combattimento i due autieri, Mayfeld e Din vi si sostituiscono indossando le rispettive uniformi e ripartono verso la raffineria, mentre Cara raggiunge Fennec per fornire fuoco di copertura. Si noti, in questo caso, l’incredibile somiglianza tra i sistemi di comunicazione del Juggernaut e quelli della Morte Nera, partecipi di una celeberrima conversazione noiosa in Episodio IV – Una Nuova Speranza. Impossessatisi del mezzo, i due si dirigono verso la raffineria, facendo due inquietanti scoperte: la presenza di numerosi Juggernaut sventrati a bordo strada e l’esistenza di villaggi locali in condizioni particolarmente degradate.

Durante il viaggio, Mayfeld rivolge a Din un discorso particolarmente disincantato o, come lo definisce lui stesso, realista, molto simile a quello pronunciato da DJ a Finn in Episodio VIII – Gli Ultimi Jedi: durante il suo lungo monologo, il criminale espone il proprio pensiero, asserendo l’impossibilità di scelta del singolo dinanzi al corso degli eventi, l’assenza di vera contrapposizione tra bene e male e il relativismo delle regole nel momento del bisogno, ironizzando inoltre sulle possibili interpretazioni delle regole del Credo di Mandalore. L’importante, a suo dire, è riuscire a dormire la notte. La dissertazione viene tuttavia interrotta dall’esplosione di un trasporto Juggernaut, distrutto in circostanze misteriose; pochi istanti dopo, è il turno di un secondo carro, ridotto in cenere anch’esso. La causa è da ricercarsi nell’attacco di una banda di pirati appartenente alla stessa specie del bandito Vorg Alsum, comparso tra le schede segnaletiche del Capitolo 14, probabilmente desiderosi di scacciare l’Impero dal proprio pianeta.

Eliminati i pirati non senza qualche difficoltà e con l’inattesa assistenza di caccia TIE, assaltatori e soldati costieri, Mayfeld e Din vengono inaspettatamente accolti come eroi all’interno della raffineria, in quanto unici superstiti dei trasporti partiti quella stessa mattinata. Una volta dentro la base, i due si dirigono verso la mensa ufficiali, luogo deputato ad ospitare il terminale interno. Ancora una volta, tuttavia, i nostri paiono alle prese con un problema insuperabile: la presenza di Valin Hess, ex-superiore di Mayfeld che potrebbe essere in grado di riconoscerlo. Din non ha, però, alcuna intenzione di perdere Grogu per sempre: ottenuta la penna dati dal complice, tenta lui stesso di eseguire l’accesso al terminale. Quest’ultimo è però dotato di un sistema di scansione facciale, impossibile da superare indossando un elmo. Forse ispirato dal precedente monologo di Mayfeld, Din pare non avere alcun rimorso a infrangere una delle più sacre regole del Credo di Mandalore e a sfilarsi dunque il casco da autiere, ottenendo in tal modo le agognate coordinate dell’incrociatore di Gideon.

Benché l’immagine non fornisca riferimenti geografici precisi, osservando la mappa galattica è possibile dedurre che Gideon si nasconde probabilmente nell’Orlo Intermedio, all’incirca nel triangolo delimitato dai sistemi di Bothawui, Pasaana e Sinta. A ogni modo, Din viene richiamato d’improvviso alla realtà: Valin Hess, difatti, si è accorto di lui e, insospettito, lo ha richiamato, chiedendogli la propria designazione. Palesemente a disagio per l’assenza di un elmo, Din si ritrova ancor più in difficoltà, non sapendo cosa rispondere; per sua fortuna, Mayfeld rompe gli indugi e giunge in soccorso del compagno, identificandolo come il comandante Occhi Bruni, con designazione TK-593, spacciandosi per un inesistente TK-111 e citando un incidente occorso a Taanab (Smuggler’s Run – A Han Solo and Chewbacca Adventure, Episodio VI – Il Ritorno dello Jedi). Probabilmente non del tutto convinto, Hess non congeda i due finti soldati, ma li invita a bere qualcosa con lui; Din e Mayfeld, loro malgrado, non possono che accettare.

Durante una bevuta che assomiglia molto di più a un interrogatorio, Mayfeld tenta di fugare i sospetti di Valin Hess proponendo un brindisi all’Operazione Cenere (L’Impero a Pezzi, Alphabet Squadron, Shadow Fall, Battlefront II) citando inoltre il pianeta di Burnin Konn (L’Età della Ribellione – Eroi, L’Insurrezione), facente parte, come Bespin e Hoth, del settore di Anoat. La conversazione, tuttavia, risveglia ben presto i sensi di colpa di Mayfeld, tormentato dalla distruzione di un’intera città sul già menzionato Burnin Konn, oltre che dal massacro di un intero reparto composto da migliaia di suoi commilitoni. La megalomania e la malvagità di Hess non fanno che alimentare la disperazione del criminale che, giunto ormai oltre la propria soglia di sopportazione, afferra il blaster e uccide l’ex-superiore, insieme a tutti gli ufficiali presenti nella stanza. Ovviamente, il trambusto non fa che attirare nuove truppe imperiali, smascherando i due infiltrati e obbligandoli a una rocambolesca fuga lungo i cornicioni della base, supportati dal fuoco di Fennec e Cara.

Recuperati da Boba Fett a bordo della Slave I, gli infiltrati e le tiratrici si danno alla fuga, consentendo però a Mayfeld di liberarsi dal suo ultimo senso di colpa, utilizzando il fucile a cicli del clone per distruggere un carico di rhydonium e far saltare così l’intera raffineria. L’intercettore viene inseguito da due caccia TIE superstiti, ma Boba, ricordando bene il trucco utilizzato dal suo padre-clone Jango Fett per liberarsi di Obi-Wan Kenobi durante gli eventi di Episodio II – L’Attacco dei Cloni, riesce a eliminare i due velivoli con l’ausilio di una inconfondibile bomba sismica. Conclusa la missione, Mayfeld è pronto a ritornare ai lavori forzati; su suggerimento di Cara Dune, tuttavia, l’ormai ex-criminale viene ufficialmente dichiarato morto ma ufficiosamente rimesso in libertà, come premio per i suoi servigi contro l’Impero. Conclusa la missione e ottenute le coordinate per raggiungere l’incrociatore di Moff Gideon, è tempo di preparare un’operazione di salvataggio per liberare Grogu. Ma prima, qualcuno dev’essere ripagato con la sua stessa moneta…

«Moff Gideon. Lei ha qualcosa che voglio. Forse pensa di avere un’idea di quello che ha in mano, ma si sbaglia. Presto sarà di nuovo con me. È più importante per me di quanto lei pensi.»

Vi ricordiamo che discuteremo nel dettaglio di questo episodio durante la settima puntata della nostra nuovissima rubrica Sundari Nights Live, in diretta su YouTube e Facebook lunedì 14 dicembre 2020 alle ore 21:00 e disponibile su Anchor, Breaker, Google Podcasts, Pocket Casts, RadioPublic e Spotify a partire da martedì 15 dicembre 2020!

Vi è piaciuto questo episodio? Fatecelo sapere nei commenti! Vi ricordiamo che potete trovarci anche su Telegram con il nostro canale ufficiale https://t.me/swlibricomics e la chat https://t.me/SWLibriComicsChat!

Vi ricordiamo inoltre che è ora attivo il nostro store con il merchandising ufficiale di Star Wars Libri e Comics.

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Torinese, classe 1996, sono uno studente di Economia e Scienze Sociali presso l'Università Bocconi di Milano. Fan di Star Wars dai tempi de La vendetta dei Sith ma vero e proprio appassionato solo dal 2015, mi sono avvicinato al lato cartaceo della Forza grazie al fumetto Darth Vader. Da settembre 2019 scrivo per Star Wars Libri & Comics con l'obiettivo di contribuire alla diffusione e alla conoscenza di questo meraviglioso universo narrativo.

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